Nel golfo di Napoli c’è un grande orgoglio italiano.

Cantieri di Baia è uno dei marchi della nautica italiana più noti al mondo.

Cabinati, cruiser, fast cruiser e fast commuter, dai 43’ ai 115’: imbarcazioni diverse, ma con un punto in comune: la loro linea sportiva, la carena veloce, la tecnologia all’avanguardia sono entrati nel cuore di chi ama vivere il mare.

L’inizio

  • Marzo 1961 – Nel piccolo capannone di Mericraft, a Napoli, inizia la produzione di day cruiser in legno.
  • 1968 – Mericraft si trasferisce a Baia, base perfetta per il cantiere, grazie alle sue solide tradizioni marinare. Oltre ai cruiser inizia a dedicarsi ai refitting.
  • 1971/72 – La famiglia Capasso affida alla Mericraft il restauro di un proprio yacht a vela di 27 metri. La barca però rimane in cantiere un anno senza che i lavori vengano eseguiti: il settore è in crisi, gli operai sono in sciopero. Alla fine del ’72, i Capasso rilevano l’azienda, gli cambiano nome in Cantieri di Baia SpA – Mericraft, rendono più efficienti le strutture e scelgono un nuovo direttore.
 

Arriva il Pascià ed è subito storia

  • 1976/77 – Antonio Capasso si dedica completamente al cantiere. Nel 1977 vede la luce un gozzo rivoluzionario: è il Pascià. Poppa tonda e larga, struttura e scafo in vetroresina, coperta e interni in teak. È una delle prime barche a utilizzare un tavolo con piede idraulico per avere una comoda zona pranzo trasformabile in ampio prendisole.
  • 1978 – Nasce l’innovativo Jeroboam, un semicabinato di 12 metri in vtr che fa subito concorrenza alle barche americane: linee sportive e filanti, comodo e rifinito, con parquet per i pavimenti interni e teak in coperta.
 

Il B81 e la vetroresina in controstampata

  • 1980 – Il B81 segna una svolta nella produzione: la barca è interamente in vetroresina con controstampata. Pur derivando direttamente dal Jeroboam, ha una linea più accattivante. Il successo è tale che in dieci anni vengono prodotti 106 modelli.
    Il cantiere cresce in esperienza e viene affinato il know-how nella lavorazione della vetroresina. Dal B81 al più piccolo B33, il passo è breve. Il neonato di casa Baia viene dotato di una carena molto veloce e del sistema di propulsione Arneson. I risultati premiano la scelta: gli scafi guadagnano agilità e manovrabilità, con una velocità di planata molto bassa, che consente un assetto di navigazione ideale anche con mare formato.
 

I Cantieri di Baia sbarcano negli USA

  • 1983 – Con il B50 e la sua carena di Don Arrow arriva la grande svolta: l’imbarcazione entra subito nella storia. Costruita su stampo americano, è veloce, sportiva, comoda, versatile, elegante. La fama dei Cantieri di Baia varca i confini e il suo marchio prende quota anche nel mercato Usa.
  • 1984 – A Miami viene aperto Baia of America, primo ufficio vendite del cantiere negli States. L’anno dopo viene venduto in Florida il primo B50.
  • 1986 – I Cantieri di Baia puntano alle grandi dimensioni. L’obiettivo è duplice: soddisfare le nuove richieste in Italia e penetrare nei mercati dove le barche vengono utilizzate per periodi più lunghi. La flotta si arricchisce dell’innovativo B60, molto più grande e largo rispetto ai normali open, con un ponte libero, di dimensioni fuori da ogni standard, ideale per montare le propulsioni Arneson. Si delinea una nuova generazione di open: barche monoponte, veloci, con grande tenuta di mare, ottima manovrabilità e grande versatilità.
  • 1990 – Il B50 vince la Venezia–Montecarlo, con una media di 58,5 nodi e punte di 75 nodi. Ai comandi la coppia Gioffredi – Di Meglio, campioni del mondo l’anno prima.
  •  

    Tecnologia in sinergia con l’università

    • 1992 – La Facoltà di Ingegneria dell’università di Napoli affianca i Cantieri nell’innovazione tecnologica del processo produttivo del B60 e delle future imbarcazioni. L’attività di ricerca riceve i finanziamenti dall’Unione europea
      Nello stesso anno viene varato l’avveniristico B80: al primo varo, registra una velocità di 40 nodi. La sua linea accattivante e gli interni rifiniti gli garantiscono il successo sul mercato che dura fino ad oggi Sempre nel 1992, Baia entra nel mondo dei cabinati con un 105’ one off con un ponte e mezzo, tre motori, attrezzato per la navigazione oceanica. Lo yacht viene acquistato da Ivana Trump. L’export rappresenta ormai il 45% del mercato dei Cantieri. Per ampliare il bacino di utenza, si ottimizzano gli spazi a bordo e si perfeziona l’ergonomia degli interni.
     

    L’espansione delle aree di mercato

    • 1995 – Viene varato B Zero, imbarcazione di piccole dimensioni, pensata per essere costruita in serie, in pochissimo tempo e in numeri elevati. Per Baia è un boom mondiale: le esportazioni negli anni successivi si assestano sull’80%.
    • 1988 / 2003 – Baia inaugura concessionarie a Miami, Davis, Los Angeles, Santo Domingo, Costa Azzurra, Inghilterra, Grecia, Spagna, Turchia, Norvegia, Odessa e Dubai. In tutti questi Paesi, Baia è in grado di garantire assistenza specializzata, pezzi di ricambio e un contatto diretto con il cantiere, che rimane però saldamente ancorato al made in Italy: l’80% del prodotto finale, comprese ideazione e progettazione, è di produzione italiana.